Ho davanti a me ancora tante pagine bianche da riempire con sogni ed incontri con le persone più amate e con altre che già m’hanno lasciato
Malinconia e dolcezza . L’antonimia di un sentire che ha spento il desiderio e il soffio di un’immaginazione che abita nel suo cuore. Il rumore che giunge da un atomo opaco e l’onda forte dei ricordi . Il deserto e il mare . Di una doppia essenza è composto il profumo che viene da “…..tante pagine bianche/da riempire con sogni e persone “ . Doppia è la natura dell’uomo: l’inferno e il cielo vi si specchiano . Due elementi trascorrono nella bellezza : l’eterno e il transitorio , l’oltretomba stellare e la paura del declino, che il poeta estrinseca in morfie ritmiche , con dislocazioni accentuativi nella 3^ sede e con ibridazioni di figure sequenziali nella 5^ sede. “Usignuolo colpito”. La lirica ha inizio con un oppositivo nominale - verbale che determina un significato forte , un messaggio chiaro di dolore e di paura determinato dalla lessia , dal flessivo e dall’operatore verbale, che in un unico sintagma , come uno strale ” comunica la morte del suo verso “… quelle pagine sono lì perché “ l’usignuolo che è in me/ che aveva fatto nido nel mio cuore / ….è diventato da quel giorno/ non più gaio e sereno, ma flessibile e triste”. Dal suo cuore non riesce più a cogliere l’ineffabile della sua poesia non vuole più a dare significati alle sue pagine bianche non riesce più a trasmettere orchestrazioni foniche , melodie perché nelle pieghe del suo cuore non riesce a carpire l’ ineffabile della sua poesia. Le orchestrazioni foniche che hanno riempito i cuori d’amore, le dismorfie d’ansie, non si trasformano più in “fuoco” dell’enigma eracliteo, in equilibrio dinamico in un tutt’unico perfetto;come il “fuoco”( Eraclito fr.A34,tr. Di G. Colli) che ”mutando riposa”, è cioè forma immobile e perfetta di un perfetto movimento quale la poesia . Viene spontaneo l’interrogarsi alle dogmatiche affermazioni del grande Esegeta . Perché non è più gaio e sereno? . Perché la sua mano trema? Forse è proprio dalla rigidità del suo “Credo” e dalla fede deontologica dei valori che gli proviene questa alternanza di emozioni, che non gli permettono più di “dare voce “ al suo canto. La sua mano trema , ma il suo cuore vibra d’amore perché crede nei suoi valori e si affida al Signore affinchè non gli venga mai a mancare la fiducia nel domani. La lirica termina con una bellissima preghiera , in cui il credente coniuga l’immagine metafisica di Cristo con l’urgenza della sua presenza nella vicenda umana. E’ un chiedere a Dio di non dimenticarsi delle sue creature oppresse dal male e di concedergli di “vedere riflesso il suo volto di padre / in quello di ogni fratello.
Al grande Esegeta
RispondiEliminaCarmine Manzi
L’USIGNUOLO COLPITO
Ho davanti a me
ancora tante pagine bianche
da riempire con sogni ed incontri
con le persone più amate
e con altre che già m’hanno lasciato
Malinconia e dolcezza . L’antonimia di un sentire che ha spento il desiderio e il soffio di un’immaginazione che abita nel suo cuore. Il rumore che giunge da un atomo opaco e l’onda forte dei ricordi . Il deserto e il mare . Di una doppia essenza è composto il profumo che viene da “…..tante pagine bianche/da riempire con sogni e persone “ . Doppia è la natura dell’uomo: l’inferno e il cielo vi si specchiano . Due elementi trascorrono nella bellezza : l’eterno e il transitorio , l’oltretomba stellare e la paura del declino, che il poeta estrinseca in morfie ritmiche , con dislocazioni accentuativi nella 3^ sede e con ibridazioni di figure sequenziali nella 5^ sede. “Usignuolo colpito”. La lirica ha inizio con un oppositivo nominale - verbale che determina un significato forte , un messaggio chiaro di dolore e di paura determinato dalla lessia , dal flessivo e dall’operatore verbale, che in un unico sintagma , come uno strale ” comunica la morte del suo verso “… quelle pagine sono lì perché “ l’usignuolo che è in me/ che aveva fatto nido nel mio cuore / ….è diventato da quel giorno/ non più gaio e sereno, ma flessibile e triste”. Dal suo cuore non riesce più a cogliere l’ineffabile della sua poesia non vuole più a dare significati alle sue pagine bianche non riesce più a trasmettere orchestrazioni foniche , melodie perché nelle pieghe del suo cuore non riesce a carpire l’ ineffabile della sua poesia.
Le orchestrazioni foniche che hanno riempito i cuori d’amore, le dismorfie d’ansie, non si trasformano più in “fuoco” dell’enigma eracliteo, in equilibrio dinamico in un tutt’unico perfetto;come il “fuoco”( Eraclito fr.A34,tr. Di G. Colli) che ”mutando riposa”, è cioè forma immobile e perfetta di un perfetto movimento quale la poesia . Viene spontaneo l’interrogarsi alle dogmatiche affermazioni del grande Esegeta . Perché non è più gaio e sereno? . Perché la sua mano trema? Forse è proprio dalla rigidità del suo “Credo” e dalla fede deontologica dei valori che gli proviene questa alternanza di emozioni, che non gli permettono più di “dare voce “ al suo canto. La sua mano trema , ma il suo cuore vibra d’amore perché crede nei suoi valori e si affida al Signore affinchè non gli venga mai a mancare la fiducia nel domani. La lirica termina con una bellissima preghiera , in cui il credente coniuga l’immagine metafisica di Cristo con l’urgenza della sua presenza nella vicenda umana. E’ un chiedere a Dio di non dimenticarsi delle sue creature oppresse dal male e di concedergli di “vedere riflesso il suo volto di padre / in quello di ogni fratello.