Diaframmate l’io. Una casacca da deportato Indossa l’anima: sferraglia un cammino senza ritorno.
La silloge di Giulia Maria Barbarulo “Il cielo e i suoi silenzi “ sembra all’apparenza un quadro impressionistico di indeterminatezza e di vaghezza, sullo sfondo di sconfinato di distese stellari ,che già nella lirica “ Una primavera” in coma” questa vocazione impressionistica scompare . Ella palesa una interiorizzazione sospensiva della realtà ed un senso di incolmabile dolore per i mali del mondo, perchè nel suo “cielo “ lungo i sentieri illuminati dalla luce lunare, aleggia il silenzio di morte. Il suo canto diventa una dolcissima preghiera, d’implorazione e le sue lessie si trasformano in strali che trafiggono le vie più recondite dei cuori sensibili come nella poesia “Un treno per Auschwitz ”Dia frammate l’io/ Oscurate l’orrore……” . I due nucleari si caricano di un profondo senso di inquietudine e la poetica si eleva ad invocazione verso l’umanità assente o verso un destinatario che non vuol ascoltare e….. “ Non addormentarti / imploro “ perché “ Dormire è come morire”. La poetessa rinnova la sua implorazione con una preghiera nella lirica “Una prima vera “in coma “ con una costellazione verbale di inizio verso “ Non addormentarti / Non addormentarti …” La presenza di costante ripetizione anaforica si trasforma in orchestrazione fonica allitterativa, che conferisce al suo verso musicalità fatta di ibridazioni e di morfie , espressione tangibile di una personalità forte, che sprigiona quel fuoco che vibra nel suo grande cuore “ soprattutto nei versi :” Non lasciare che dondoli inane” .La dislocazione dei culmini accentuativi nella 2^ 4^ 5^sede da vita alle morfie (oA-AA-OO-I) bimembre . creando un meraviglioso artificio poetico fatto di giustapposti accostamenti di sequenze polirematiche non modificabili che costituiscono un insieme semanticamente definito in cui le due lessie si confondono osmoticamente generando e trasformando in un gioco incoscio le composizioni lessciali in significati forti .La poetessa coglie in un linguaggio le iridescenze degli altri linguaggi come la musica nel verso , la melodia nel colore, il silenzio e il suono nell’immagine che fanno del verso di Giulia Maria Barbarulo una pregnanza di alta liricità.
Ad una amica
RispondiEliminaGiulia Maria Barbarulo
Diaframmate l’io.
Una casacca da deportato
Indossa l’anima:
sferraglia un cammino
senza ritorno.
La silloge di Giulia Maria Barbarulo “Il cielo e i suoi silenzi “ sembra all’apparenza un quadro impressionistico di indeterminatezza e di vaghezza, sullo sfondo di sconfinato di distese stellari ,che già nella lirica “ Una primavera” in coma” questa vocazione impressionistica scompare . Ella palesa una interiorizzazione sospensiva della realtà ed un senso di incolmabile dolore per i mali del mondo, perchè nel suo “cielo “ lungo i sentieri illuminati dalla luce lunare, aleggia il silenzio di morte. Il suo canto diventa una dolcissima preghiera, d’implorazione e le sue lessie si trasformano in strali che trafiggono le vie più recondite dei cuori sensibili come nella poesia “Un treno per Auschwitz ”Dia frammate l’io/ Oscurate l’orrore……” . I due nucleari si caricano di un profondo senso di inquietudine e la poetica si eleva ad invocazione verso l’umanità assente o verso un destinatario che non vuol ascoltare e….. “ Non addormentarti / imploro “ perché “ Dormire è come morire”. La poetessa rinnova la sua implorazione con una preghiera nella lirica “Una prima vera “in coma “ con una costellazione verbale di inizio verso “ Non addormentarti / Non addormentarti …” La presenza di costante ripetizione anaforica si trasforma in orchestrazione fonica allitterativa, che conferisce al suo verso musicalità fatta di ibridazioni e di morfie , espressione tangibile di una personalità forte, che sprigiona quel fuoco che vibra nel suo grande cuore “ soprattutto nei versi :” Non lasciare che dondoli inane” .La dislocazione dei culmini accentuativi nella 2^ 4^ 5^sede da vita alle morfie (oA-AA-OO-I) bimembre . creando un meraviglioso artificio poetico fatto di giustapposti accostamenti di sequenze polirematiche non modificabili che costituiscono un insieme semanticamente definito in cui le due lessie si confondono osmoticamente generando e trasformando in un gioco incoscio le composizioni lessciali in significati forti .La poetessa coglie in un linguaggio le iridescenze degli altri linguaggi come la musica nel verso , la melodia nel colore, il silenzio e il suono nell’immagine che fanno del verso di Giulia Maria Barbarulo una pregnanza di alta liricità.
prof. Ritamaria Bucciarelli